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CICALONE SI O CICALONE NO?

E allora, prima ancora di chiedersi chi è Simone Cicalone , forse bisognerebbe domandarsi perché figure come la sua riescano a emergere, a raccogliere consenso, visualizzazioni, sostegno emotivo. Perché riescono a intercettare un sentimento diffuso che va ben oltre la persona o il canale YouTube. Sono in molti ad accusare il noto youtuber di farsi giustizia da solo, di organizzare squadre di vigilanza simili alle ronde fasciste, di creare situazioni ad hoc per alimentare l’hype dei suoi video. Altri sostengono che faccia soldi mostrando il degrado, trasformando la povertà, la marginalità e la dipendenza in contenuti monetizzabili, soprattutto nei contesti urbani più fragili come Roma e Napoli. Sono critiche che, in parte, possono anche essere fondate. Ma fermarsi a questo rischia di essere una scorciatoia morale: puntare il dito contro il sintomo senza interrogarsi sulla malattia. Cicalone esiste perché qualcosa, a monte, non funziona. Perché esiste un vuoto. Un vuoto di presenza dell...

LA CERIMONIA DEL REFINEMENT MI HA SALVATO MOLTE SPRINT

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Può capitare, e capita più spesso di quanto si voglia ammettere, che durante una sprint alcuni task risultino chiari dal punto di vista funzionale ma nebulosi sotto il profilo tecnico. Su Jira la descrizione racconta cosa va fatto, ma non come arrivare realmente alla colonna Done . Ed è qui che nasce il primo cortocircuito: chi prende in carico un task, opportunamente stimato, dovrebbe avere non solo chiaro il perimetro funzionale dell’attività, ma anche un indirizzo tecnico della soluzione . Senza questo allineamento, la stima perde di significato e la sprint diventa una scommessa più che un impegno. In Agile, infatti, l’idea di commitment (oggi spesso riformulata come forecast nello Scrum Guide) presuppone consapevolezza. Non si può prevedere ciò che non si comprende. Il refinement come spazio di solutioning tecnico La cerimonia del refinement, pur non essendo formalmente annoverata tra gli eventi “ufficiali” di Scrum, è ormai riconosciuta come una pratica fondamentale. La S...

LE LETTURE DEL 2025

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Ormai lo sapete: è un appuntamento fisso di questo blog. E non poteva certo mancare, per la fine di questo 2025, il consueto resoconto delle mie letture. Anche quest’anno è stato decisamente prolifico. Ho esplorato qualche nuovo territorio – come la commedia teatrale , un genere che avevo sempre sfiorato senza mai affrontare davvero – e ho riscoperto vecchi amori, primo fra tutti il mio feticcio per i romanzi a sfondo criminale , che continuano a esercitare su di me un fascino particolare. Verso la fine dell’anno ho poi deciso di concedermi una deviazione più “sperimentale”, avvicinandomi agli autori della Beat Generation . William S. Burroughs, devo ammetterlo, non mi ha conquistato particolarmente; Jack Kerouac invece, dopo due tentativi andati a vuoto negli anni passati, è riuscito finalmente a fare breccia. A quanto pare, anche i libri hanno bisogno del momento giusto – e forse anche il lettore. Di seguito trovate l’elenco completo delle mie letture per questo fantastico 2025. Le l...

RATE LIMIT, REDIS E SPRING BOOT

Quando un microservizio si integra con un servizio esterno, uno dei rischi più comuni è quello di superare il rate limit imposto dal provider. Molte API pubbliche e private adottano meccanismi di API throttling per proteggere le proprie risorse e garantire un uso equo, definendo soglie come ad esemoio  max 5000 chiamate al giorno o x chiamate al minuto . Il problema In uno scenario reale, il nostro microservizio - dove per nostro intendo creato e manutenuto dal gruppo di lavoro in cui svolgo la mia attività - effettuava chiamate verso un servizio esterno con un limite massimo di 5000 richieste giornaliere. Sebbene il carico previsto fosse ampiamente inferiore alla soglia, esisteva comunque un rischio legato a: chiamate duplicate da parte del client , retry non controllati , picchi improvvisi , scalabilità automatica del microservizio che poteva moltiplicare le chiamate. Al superamento del limite, il servizio esterno avrebbe restituito errori, compromettendo l’a...

SE IO FOSSI SAN GENNARO.....

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Basta passeggiare per i vicoli della città all'alba, quando i riflettori del turismo si spengono e la città mostra il suo volto più autentico, per capire che qualcosa non quadra nella narrazione della "nuova Napoli". Tra i resti della movida notturna e l'odore acre che sale dai tombini, ci si chiede se quella che tutti celebrano come rinascita non sia piuttosto un trucco di prestigio mediatico, abile nel nascondere una realtà ben più complessa. Ma è davvero possibile che Napoli venga celebrata come la città della rinascita del Sud, come la nuova capitale d'Italia? Possibile che basti uno scudetto e un turismo di massa, spesso incontrollato, per convincerci che tutto vada bene? Se fossi San Gennaro, parafrasando il grande Federico Salvatore, mi arrabbierei davvero. È innegabile che negli ultimi anni la città abbia mostrato qualche segnale di miglioramento, ma l'attuale amministrazione ha di fatto rallentato un processo avviato da chi l'ha preceduta, e oggi...

MODELLI DI BRANCHING A CONFRONTO

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Il punto di partenza è semplice ma fondamentale: non esiste un modello di branching migliore in assoluto . La scelta dipende dalle esigenze del progetto, dal contesto organizzativo e, non da ultimo, dalla cultura e dalle abitudini delle persone che compongono il team. L'esigenza primaria nell'adozione di una strategia di branching è quella di proteggere la codebase e far si che le modifiche apportate dagli sviluppatori nei singoli "rami" non intacchi l'intero gruppo di lavoro. Attraverso un insieme di regole di sviluppo e condivisione del codice, il team è in grado di garantire l'indipendenza e l'autonomia di ciascun developer nella realizzazione delle singole feature. Trunk Based Development Il trunk model prevede la presenza di un unico ramo principale – di solito chiamato main – da cui si staccano brevi branch di feature. Una volta completata la funzionalità, il codice viene reintegrato sul main tramite pull request e revisione da parte degli altr...

LA MORTE DEGLI ANDROID DEVELOPER INDIE

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Fino a poco tempo fa, rilasciare un’app su Google Play era relativamente semplice: completavi lo sviluppo, effettuavi alcuni test e in breve tempo l’app era disponibile per il download. Oggi, però, la situazione è cambiata radicalmente. Le nuove regole impongono un percorso obbligato molto più lungo e complesso: Test interni iniziali, necessari per assicurarsi che l’app superi controlli minimi di stabilità. Un test chiuso che deve durare almeno 14 giorni , con la partecipazione quotidiana di almeno 12 tester reali . Questa procedura è diventata obbligatoria a partire dal 13 novembre 2023 per tutti gli sviluppatori con un account Google Play Console personale creato dopo tale data. Per uno sviluppatore indie, questo è un ostacolo enorme: trovare una dozzina di persone disposte a testare l’app ogni giorno per due settimane non è semplice. Certo ci sono gli amici....ma trovatemene qualcuno disponibile a sobbarcarsi tale onere per un tempo così prolungato.   Ancora più f...

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