PARTECIPAZIONE POLITICA E STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

Nel comune in cui risiedo, San Giorgio a Cremano, siamo prossimi alle elezioni che vedranno l'arrivo di un nuovo sindaco dopo la decennale parentesi Zinno.

Durante questa campagna elettorale ho deciso di sostenere il gruppo di FreeCremano, realtà civica ispirata al percorso politico avviato da Josi Della Ragione.

Al di là di quelli che sono i miei indirizzi politici, mi fa specie che cose come la diretta streaming dei consigli comunali o l'adozione del bilancio partecipato non siano scolpiti nei programmi delle varie liste elettorali.

Perché dico questo? Semplicemente perché rappresentano gli unici due strumenti di partecipazione attiva dei cittadini alle scelte politiche che avvengono all'interno dei consigli comunali.

Ed è strano che, a fronte di un assenteismo al voto sempre più forte, non si faccia leva su questi strumenti per riportare la gente alle urne e far rifiorire l'interesse cittadino nei confronti della politica.

La diretta streaming dei consigli comunali, ad esempio, non è soltanto un esercizio di trasparenza. È un modo concreto per consentire ai cittadini di seguire discussioni, votazioni, posizioni politiche e decisioni che incidono sulla vita quotidiana della città. In un tempo in cui la distanza tra istituzioni e cittadini appare sempre più ampia, aprire virtualmente le porte dell’aula consiliare dovrebbe essere considerato il minimo indispensabile.

Ancora più importante, a mio avviso, è il tema del bilancio partecipato.

Quando si parla di bilancio partecipato non si fa riferimento ad uno slogan vuoto o ad una semplice consultazione simbolica. Si tratta di uno strumento amministrativo attraverso il quale una quota del bilancio comunale viene destinata a progetti proposti, discussi e votati direttamente dai cittadini.

In pratica, i residenti possono avanzare idee per migliorare quartieri, scuole, spazi pubblici, mobilità, verde urbano o attività sociali. Successivamente, queste proposte vengono valutate tecnicamente dagli uffici comunali e infine sottoposte al voto pubblico. Le idee più votate ricevono finanziamenti e vengono realizzate dall’amministrazione.

È un meccanismo che responsabilizza i cittadini, li rende parte attiva delle decisioni e crea un rapporto molto più diretto con la politica locale. Non più spettatori passivi, ma persone coinvolte concretamente nella costruzione della città.

In Italia esistono già diverse esperienze virtuose di bilancio partecipato. Comuni come Milano, Bologna, Torino e Grottammare hanno sperimentato negli anni percorsi partecipativi che hanno permesso ai cittadini di incidere realmente sulla destinazione di parte delle risorse pubbliche. In alcune realtà si è arrivati persino alla progettazione condivisa di aree verdi, interventi di riqualificazione urbana e iniziative culturali nate direttamente dalle proposte dei residenti.

Naturalmente il bilancio partecipato, da solo, non risolve i problemi della politica né elimina il distacco crescente tra cittadini e istituzioni. Però rappresenta un primo passo concreto verso una democrazia più moderna, aperta e inclusiva.

Ed è forse proprio questo che sorprende: vedere come temi del genere vengano spesso trattati come marginali o secondari all’interno delle campagne elettorali, quando invece potrebbero diventare strumenti fondamentali per ricostruire fiducia.

In questo senso non è casuale il riferimento a Josi Della Ragione, attuale sindaco di Bacoli, figura politica che negli ultimi anni ha costruito parte del proprio consenso proprio attraverso una comunicazione diretta, l’utilizzo costante dei social, il coinvolgimento pubblico dei cittadini e una forte attenzione ai temi della partecipazione civica.

Al di là delle appartenenze politiche, il modello Bacoli ha dimostrato come trasparenza, presenza costante e coinvolgimento della cittadinanza possano riavvicinare le persone alla vita amministrativa locale.

Forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire: dalla possibilità per i cittadini di sentirsi ascoltati, informati e partecipi.

Perché se la politica continua ad apparire distante, chiusa e autoreferenziale, allora l’astensionismo continuerà inevitabilmente a crescere. Se invece si restituisce ai cittadini la sensazione di poter incidere davvero sulle scelte della propria città, allora forse potrà tornare anche la voglia di partecipare.

E oggi, più che mai, la partecipazione è ciò di cui le comunità locali hanno bisogno.

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