CHE VECCHIAIA MI ASPETTA?

Uno dei temi della finanza personale che mi ha sempre appassionato è sicuramente la previdenza e, in particolare, il sistema pensionistico. Non a caso, nel 2012, dedicai la mia tesi di laurea triennale alla riforma Fornero e agli effetti del passaggio al sistema contributivo.

Nei giorni scorsi, navigando nell’app dell’INPS, ho scoperto uno strumento particolarmente interessante: “La mia pensione futura”.

Si tratta di un servizio dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che consente di simulare quale sarà, presumibilmente, l’assegno pensionistico al termine dell’attività lavorativa. Il calcolo si basa sulla normativa attualmente in vigore e su tre elementi fondamentali: età, storia contributiva e retribuzione/reddito.

Il servizio permette di:

  • verificare i contributi versati all’INPS e segnalare eventuali periodi mancanti;

  • conoscere la data di maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata;

  • calcolare l’importo stimato della pensione “a moneta costante”, quindi al netto dell’inflazione;

  • ottenere una stima del tasso di sostituzione, ossia il rapporto tra prima rata di pensione e ultimo stipendio;

  • simulare un’eventuale interruzione dell’attività lavorativa;

  • scegliere il fondo pensione su cui basare la simulazione.

Il mio calcolo ha restituito il seguente scenario:

  • pensionamento previsto nel 2059, all’età di 70 anni;

  • pensione lorda mensile stimata pari a € 3.012;

  • ultima retribuzione lorda stimata pari a € 4.312;

  • tasso di sostituzione lordo intorno al 70%.

Devo essere sincero: mi aspettavo un risultato peggiore. Un tasso di sostituzione del 70% nel sistema contributivo puro non è affatto scontato. Tuttavia, questo dato va letto con attenzione.

Il calcolo è effettuato “a moneta costante” e si basa sulla normativa attuale, che da qui al 2059 potrebbe cambiare più volte. Inoltre, il 70% è un valore lordo: il netto effettivo sarà inevitabilmente più basso.

Ed è proprio qui che emerge un punto fondamentale: affidarsi esclusivamente alla pensione pubblica potrebbe non essere sufficiente per mantenere lo stesso tenore di vita.


Perché è fondamentale una pensione integrativa

Il sistema contributivo è, per definizione, strettamente legato ai contributi versati e alla crescita economica del Paese. In presenza di carriere discontinue, periodi di disoccupazione o crescita salariale contenuta, il montante contributivo può non tradursi in un assegno adeguato.

Per questo motivo ritengo che la previdenza complementare non sia più un’opzione, ma una vera e propria necessità. Sarà l'età - ahimè vado per i quaranta - ma il timore del futuro è sempre più vivo nel circuito delle mie "pippe mentali".

Da lavoratore metalmeccanico aderisco al fondo pensione di categoria Cometa. Questo rappresenta, a mio avviso, una scelta strategica.

Versando almeno l’1% volontario della retribuzione, si attiva automaticamente anche il contributo aggiuntivo dell’azienda. In altre parole, con un piccolo sacrificio personale si ottiene un “rendimento immediato” dato dal contributo datoriale, che altrimenti andrebbe perso.

È un meccanismo semplice ma estremamente efficace:

  • io verso una quota minima (pari al 1,2%);

  • l’azienda è obbligata a versare la propria, pari al 2% o al 2,2% nel caso di under 35;

  • il capitale si accumula nel tempo con benefici fiscali;

  • il tutto va a integrare la pensione pubblica.

Questa è, a tutti gli effetti, una piccola strategia di pianificazione finanziaria che può fare una grande differenza nel lungo periodo. 


Guardare oggi la propria pensione futura può generare ansia, ma può anche essere uno stimolo. Sapere in anticipo cosa ci aspetta permette di intervenire per tempo ed anticipare eventuali shock economici e di reddito.

La previdenza non è un tema da affrontare a 60 anni.
È una decisione che si costruisce molto prima.

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