LA CERIMONIA DEL REFINEMENT MI HA SALVATO MOLTE SPRINT


Può capitare, e capita più spesso di quanto si voglia ammettere, che durante una sprint alcuni task risultino chiari dal punto di vista funzionale ma nebulosi sotto il profilo tecnico.
Su Jira la descrizione racconta cosa va fatto, ma non come arrivare realmente alla colonna Done.

Ed è qui che nasce il primo cortocircuito: chi prende in carico un task, opportunamente stimato, dovrebbe avere non solo chiaro il perimetro funzionale dell’attività, ma anche un indirizzo tecnico della soluzione. Senza questo allineamento, la stima perde di significato e la sprint diventa una scommessa più che un impegno.

In Agile, infatti, l’idea di commitment (oggi spesso riformulata come forecast nello Scrum Guide) presuppone consapevolezza. Non si può prevedere ciò che non si comprende.


Il refinement come spazio di solutioning tecnico

La cerimonia del refinement, pur non essendo formalmente annoverata tra gli eventi “ufficiali” di Scrum, è ormai riconosciuta come una pratica fondamentale.
La Scrum Guide stessa parla di Product Backlog Refinement come di un’attività continua, che occupa fino al 10% della capacità del team.

Nella pratica, il refinement diventa molto più di una semplice riscrittura delle user story:

  • si chiariscono i requisiti funzionali

  • si scompongono le attività

  • si introduce una prima fase di solutioning tecnico

  • si arricchiscono gli acceptance criteria

È una fase preventiva alla sprint successiva, in cui il team “snocciola” l’attività da un punto di vista tecnico: si spulcia il codice, si individuano i punti di intervento, si valutano dipendenze, rischi e impatti sulla codebase esistente.

In altre parole, il refinement diventa il luogo in cui il design emergente dell’Agile prende forma, senza scivolare in un’over–engineering anticipata, ma nemmeno lasciando il team navigare a vista.


Meno sprint fallite, più qualità

Dopo l’introduzione strutturata del refinement, i benefici sono stati evidenti.
La percentuale di sprint “fallite” è calata sensibilmente, ma il dato più interessante riguarda la qualità del codice.

Come misurarla senza metriche astratte? In modo molto pragmatico:

  • diminuzione dei task di regressione

  • drastico calo delle attività di debito tecnico sui task passati dal refinement

  • maggiore robustezza delle soluzioni implementate

Questo conferma un principio spesso citato ma raramente interiorizzato:
il tempo investito prima riduce esponenzialmente il tempo speso dopo.

Ward Cunningham, parlando di debito tecnico, lo definiva come una scorciatoia consapevole. Il problema nasce quando quella scorciatoia non è consapevole, ma frutto di ambiguità e fretta. Il refinement, se fatto bene, riduce proprio questo tipo di debito.


Refinement come atto di responsabilità tecnica

In definitiva, il refinement non è solo una cerimonia “di processo”, ma un vero e proprio atto di responsabilità tecnica del team.
È il momento - almeno nella mia visione distorta dell'agile - in cui lo sviluppo smette di essere una sequenza di task e torna ad essere ingegneria del software.

Non elimina l’incertezza — che in Agile è fisiologica — ma la rende esplicita, gestibile e condivisa.
Ed è forse qui il suo valore più grande: trasformare il rischio individuale (“vedrò quando ci metto le mani”) in conoscenza collettiva.

Scrivere codice senza refinement è possibile.
Scriverlo bene, in modo sostenibile nel tempo, molto meno.

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